Raffaele Mazzei

Il carattere satanico del carnevale

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Non per rovinare la festa a chi aspetta questo periodo per divertirsi un po', ma effettivamente il carnevale, ormai      (come tutto) fuori da ogni controllo e ritualità,  nasconde - e neanche troppo -  inquietanti elementi  "satanici".  A tal proposito riporto integralmente l'interessantissimo studio di René Guénon  "Sul significato delle feste carnevalesche" che apre uno squarcio terrificante sull' apparente normalità di massa del cosiddetto "mondo moderno". R.M. 25 gennaio 2010

SUL SIGNIFICATO DELLE FESTE "CARNEVALESCHE"

A proposito di una «teoria della festa» formulata da un sociologo, abbiamo segnalato [Si veda «Etudes Traditionnelles», aprile 1940, p. 169] che tale teoria aveva, fra gli altri difetti, quello di voler ridurre tutte le feste a un solo tipo, costituito da quelle che si possono chiamare feste «carnevalesche», espressione che ci pare abbastanza chiara per essere facilmente compresa da tutti, poiché il carnevale rappresenta effettivamente ciò che ne rimane ancor oggi in Occidente; e dicevamo allora che si pongono, a proposito di questo genere di feste, delle questioni che meritano un esame più approfondito. Infatti, l'impressione che se ne trae è sempre, anzitutto, un'impressione di «disordine» nel senso più completo della parola; come mai quindi si constata la loro esistenza, non solo in un'epoca come la nostra, in cui si potrebbe in fondo, se non avessero un'origine così remota, considerarle semplicemente come una delle numerose manifestazioni dello squilibrio generale, ma anche, e persino con uno sviluppo molto maggiore, in civiltà tradizionali con le quali a prima vista esse sembrano incompatibili?

Non è inutile citare qui alcuni esempi precisi, e menzioneremo anzitutto, a questo riguardo, certe feste di carattere veramente strano che si celebravano nel Medioevo: la «festa dell'asino" in cui quest'animale, il cui simbolismo propriamente «satanico" è assai noto in tutte le tradizioni [Sarebbe un errore voler opporre a questo il ruolo svolto dall'asino nella tradizione evangelica, poiché, in realtà, il bue e l'asino, posti ai due lati opposti della mangiatoia alla nascita di Cristo, simboleggiano rispettivamente l'insieme delle forze benefiche e quello delle forze malefiche; si ritrovano d'altronde nella crocifissione, sotto forma del buono e del cattivo ladrone. Quanto poi a Cristo sulla groppa di un asino, al suo ingresso in Gerusalemme, egli rappresenta il trionfo sulle forze malefiche, trionfo la cui realizzazione costituisce propriamente la «redenzione»], veniva introdotto addirittura nel coro della chiesa, ove occupava il posto d'onore e riceveva i più straordinari segni di venerazione; e la «festa dei folli», in cui il basso clero si abbandonava agli atti più sconvenienti, parodiando al tempo stesso la gerarchia ecclesiastica e la liturgia medesima [Questi «folli» portavano d'altronde un copricapo a lunghe orecchie, manifestamente destinato a evocare l'idea di una testa d'asino, e questo particolare non è il meno significativo dal punto di vista in cui ci poniamo]. Com'è possibile spiegare che cose simili, il cui carattere più evidente è incontestabilmente quello parodistico o addirittura sacrilego [L'autore della teoria alla quale abbiamo alluso non ha difficoltà a riconoscervi la parodia e il sacrilegio, ma, riferendoli alla sua concezione della «festa» in generale, pretende di farne degli elementi caratteristici del «sacro» medesimo, il che non solo è un paradosso piuttosto esagerato, ma, bisogna dirlo chiaramente, una pura e semplice contraddizione] abbiano potuto, in un'epoca come quella, non solo essere tollerate, ma persino ammesse più o meno ufficialmente? (Leggi tutto)

 

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