Raffaele Mazzei

Approfondimenti

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L'ARTE DI COMUNICARE

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La bottiglia di Campari Soda, disegnata da Depero nel 1932

Arte e pubblicità vivono da sempre un rapporto molto stretto.

Al punto che molti manifesti tra cui quelli di Fortunato Depero e Toulouse Lautrec, fino alla campagna Esselunga di Armando Testa, sono stati esposti in importanti musei tra i quali il Louvre.

Sempre più spesso l’arte moderna s’ispira a soggetti di campagne famose o si appropria di tecniche tipiche della pubblicità. Analogamente, il linguaggio pubblicitario, per veicolare i propri messaggi, ha utilizzato frequentemente l’arte in funzione della specifica personalità di un marchio/prodotto.

 

 


 

IL COLORE: CONOSCERLO PER COMUNICARE

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Il colore è nella natura e l’uomo ha imparato a colorare la realtà che costruisce.

Isaac Newton, per primo, dimostrò con l’esperimento che la scomposizione della luce in frequenze d’onda distinte origina la visione cromatica. Il colore, si sa oggi, è la percezione di onde elettromagnetiche che colpiscono la retina.

Tuttavia la natura fisica del colore non esaurisce la realtà del fenomeno poiché il cromatismo nella vita si significa in funzione della percezione del soggetto e della sua personalità.

La valenza psicologica del colore si è imposta con forza nel corso dei secoli e si è via via arricchito di contributo culturali, economici, sociali, rituali, così ampi da interessare l’antropologia.

Nel mondo occidentale contemporaneo, il colore rappresenta un universo fondamentale per la conoscenza di sé e la comunicazione con il mondo.

“Conosci te stesso” era il motto scritto sul tempio di Apollo a Delfi nell’antica Grecia e stava a significare che il bisogno di sapere di sé, chi si è e cosa si vuole era una indicazione degli dei. Nell’era della realtà virtuale e massmediologica la comunicazione di massa diventa efficace ed autentica soltanto se fondata sulla coscienza di sé. La comunicazione verbale infatti richiede di sapere “cosa” esprimere, “come” manifestarla ed a “chi” rivolgersi, altrimenti si corre il rischio di suscitare incomprensioni e false relazioni.

Il colore scelto ci può indicare “l’umore” che l’uomo ha in un determinato momento del suo vivere. Ad esempio, colui che preferisce il rosso si sente eccitato ed ha l’esigenza di muoversi, attivarsi, fare qualcosa. Il colore blu indica la necessità di quiete, pace, distensione e chi lo predilige capisce di avere l’urgenza di riposare, raccogliersi, stare da solo ad ascoltarsi. Quando il colore verde si presenta alla nostra mente come desiderio avvertiamo la voglia di allontanarci dall’incertezza e dal dubbio e di stare nella sicurezza e nella stabilità.

Un aforisma cinese racconta: “un’immagine vale più di mille parole”. Vero! E l’immagine è fatta di colori.

La misura e la complementarietà con cui si armonizzano i colori nell’immagine comunicano chi siamo e cosa vogliamo.

Quando si costruisce un’immagine utilizziamo i colori spontaneamente. La scelta dei colori comunica a se stessi ed agli altri che vedono l’immagine gli stati d’animo dell’autore in modo non verbale.

L’arancio è formato dal rosso e dal giallo: attività e liberazione. Un’immagine nella quale prevale questo colore dichiara l’esigenza dell’autore di liberare energia con l’attivazione psichica e/o somatica.

Goethe, infatti, invitava a “sentire” il colore in quanto la sua evocazione permetteva di percepire la risonanza emozionale dell’essere e sviluppava la sensibilità con la quale si stabilisce un’autentica, umana comunicazione.

Conoscere il significato dei colori ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e gli altri e ad avere una possibilità in più per comunicare: i bambini si esprimono prima con i colori e poi con le parole.

Dr. CARMINE GRIMALDI
Direttore Centro Psicoterapia Dinamica - Ancona

 

 


 

UNA METAFORA SULLA COMUNICAZIONE:  LA SORELLA DI CAPITAN FINTUS

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Penso a un piatto-pronto surgelato. Lo chiameremo fantasiosamente "spaghetti alla peracottara". Leggo gli ingredienti: spaghetti di semola di grano duro, olio extravergine di oliva, pomodoro, ricotta di pecora, vino bianco, dadini di prosciutto di Parma, peperoncino...toh, non c'è neanche un conservante. Neanche l'ombra di un addensante o di un alginato. Gli ingredienti sono ineccepibili, non c'è che dire. Mah...mah...una volta decongelati al microonde, o saltati in padella e messi sul piatto, tutto si affloscia. Il groviglio di fili alimentari che fumano sotto il tuo naso non ha la minima somiglianza con l'immagine che fa bella mostra di sé sul pack del prodotto. Il sapore è buonino ma non irresistibile. Lo spaghetto è al dente ma non fragrante. Il risultato è accettabile ma non appagante.

Non è un fatto di ingredienti, evidentemente. Non è "solo" un fatto di surgelazione -anche se questa ultima incide, eccome-. Il nocciolo vero sta nella standardizzazione e robotizzazione dei processi produttivi. Nella macchina che esegue inesorabilmente, perfettamente, ripetitivamente, meccanicamente, una dopo l'altra le varie fasi della ricetta: ora l'olio è caldo bzzz, , a 130°, bzzz, adesso va giù l'aglio, bzzz, poi il prosciutto -5 minuti- stop adesso il pomodoro, bzzz. Dieci minuti a 110°, bzzz. Stop! Un decilitro di vino trebbiano di Cesena. Bzzz. Evaporare a fuoco basso per 7' 15'' e due decimi...bzzz.

E per di più, essendo tutto già cotto, ci sono pochissimi margini di personalizzazione del piatto. Diciamo che al massimo puoi buttare dentro qualche ingrediente "segreto" verso il 4° o 5° minuto.

No. Non si può andare a letto con la sorella di Capitan "Fintus" -per carità una bravissima ragazza- e poi lamentarsi il giorno dopo della scarsità di stimoli erotici. Altro è la mano dell'uomo che vibra mutevole al mutare impercettibile dell'estro psichico. Sono le varianti, le variabili creative a fare la differenza: ora metto meno olio, uso un prosciutto più sapido, mi regolo a vista. Assaggio. Lecco. M' impacchio. Decido di prolungare la cottura. Di usare un vino più robusto. Magari un rosso tannico. La ricotta viene dalla Ciociaria. La pasta?...preferisco quella Campania a fermentazione più acida e gusto più saporito. Muovo la padella con movimenti ampi e circolari. Irregolari e costanti. Altro che Kama Sutra. Niente è mai uguale a niente. Ora tutto è a tavola. Il pecorino? Proviamo questo "di fossa". Ben stagionato. L'amalgama è completo. Il profumo ha saturato la stanza. L'eccitazione è alle stelle. Un commensale mi guarda nervoso. Insomma me la dai o no sta' pasta. Ho fame...."

"Calma, calma, arriva" ... Ora tutti mangiano. E hanno la bocca rosa di sugo. Bevono. Ridono....Anche questa volta è andata . Il miracolo s'è compiuto. Piccolo, piccolo, piccolo. Ma unico. E Irripetibile. Sono bastati appena venti minuti di orologio.

Naturalmente questa è una metafora, sotto forma di racconto, dell'attuale scenario della comunicazione pubblicitaria nelle Marche. C'è del buono e del cattivo. Come dappertutto. Con punte d'eccellenza, format d'agenzia innovativi e professionalità straordinarie. Basti pensare al (meritato) successo raggiunto nel design digitale applicato alla comunicazione o all'editoria -Panorama, Venerdì di Repubblica etc. -da Mirco Tangherlini o alle competenze psico-sociologiche e di formazione aziendale del Prof. Carmine Grimaldi. O allo straordinario talento registico del video-maker/spot-maker Gabrio Marinelli. Tanto per citare solo alcuni tra i tanti esempi possibili. In questo quadro, alle imprese locali, qualunque sia la loro configurazione, non è più richiesto di "emigrare" sulle piazze più "blasonate" di Milano o Roma. Con tutti disagi logistici e finanziari del caso. Le Marche oggi possono offrire una risposta d'eccellenza non seconda a nessuno. Anzi, con una marcia in più: la certezza di poter contare su un'assistenza accurata, esclusiva e conformata allo specifico layout residenziale. Resta il fatto che le agenzie di comunicazione, da oggi in poi, si dovranno impegnare a trasmettere segnali forti e chiari dei loro plus competitivi. Parallelamente l'imprenditore, da vero gourmet della pubblicità, dovrà saper riconoscere e distinguere il piatto d'alta cucina, capace di esaltare gli"ingredienti " di brand e prodotto, dalla preparazione surgelata, "standardizzata", propinata dalle miriade di agenzie-fai-da-te che pullulano sul mercato. Insomma a buon intenditor...

R.M. 15.6.2004


LA PERCEZIONE DEI PRODOTTI

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Rigorosi test psicologici hanno accertato che determinati nomi, combinazioni di colori, grafica, musica sono in grado di creare e trasmettere un'atmosfera seducente mentre altre risultano repellenti. Ad esempio, è stato stabilito che la vocale 'u' crea, a livello mentale un'associazione "maleodorante".  Ed ecco spiegato il motivo per il quale certi nomi con la 'u' hanno un basso tasso di successo.Per questo è sempre più importante produrre messaggi, nei più vari livelli di declinazione - spot, claim, jingle, packaging - allineati a criteri psico - sensoriali di gradimento ed accettazione. Insomma, per ottenere risultati tangibili, è assolutamente necessario, a monte, lavorare sui valori intangibili della comunicazione, secondo parametri di qualità non dissimili a quelli adottati nella progettazione e produzione di "oggetti" industriali o di servizi. Metriche, grazie all'apporto di un rigoroso bagaglio di know how che spazia dalla psicolinguistica alla sociologia, alla psicologia del target, è pronta a raccogliere le nuove sfide della comunicazione. A questo scopo ha scelto, come terreno elettivo del proprio codice operativo, l'universo simbolico e della marca, per fornire strumenti ad alta competitività e forza innovativa, capaci di far emergere prodotti e servizi dall'immenso e spesso indistinto scaffale del mercato. Oggi lo scenario competitivo, anche rispetto a pochi anni fa, è radicalmente cambiato. Ed è sempre più difficile conquistare nuovi spazi di memoria nella mente superaffollata del consumatore che oggigiorno assomiglia sempre più ad un nastro magnetico multipista saturo di messaggi, di spezzoni sonori e visivi sovrapposti. Come una sorta di caotica Torre di Babele.
In questo quadro, definire le giuste "metriche" di comunicazione è come poter utilizzare, in un deserto assolato, una sorgente d'acqua preziosa.
L'energia creativa "rinnovabile" che si trasforma in un vero e proprio investimento competitivo, paragonabile, in tutt'altro campo, ai più classici ed accreditati collocamenti finanziari quali il "mattone" o l'acquisto di azioni.
D'altra parte è ormai pienamente condiviso il concetto che l'impresa, oggi, debba affrontare la necessità di usare "meno tempo decisionale per stabilire che cosa fare e molto di più per decidere come farlo". Insomma l'imprenditore abituato a produrre merci è chiamato ora produrre pensiero: strategie e metodi. Ma per ottenere risultati d'eccellenza, in una prospettiva di autentica evoluzione imprenditoriale, è indispensabile che un certo tipico imprenditore della Pmi esca dal suo angusto ruolo di factotum-accentratore di ogni processo aziendale, acquisisca gli strumenti interni di valutazione per distinguere fra un collaboratore intellettuale eccellente e uno scadente e si apra a strategie di "sistema" a delega allargata. E' per l'appunto qui, nel campo delle risorse umane e dell'intangibile, nella capacità di operare una vera rivoluzione culturale che si giocheranno tutte le sfide del futuro. E alla fine, purtroppo, si conteranno sul campo di battaglia del mercato le schiere dei vinti e dei vincitori.
David Ogilvy, indiscusso maestro della pubblicità moderna, così ha definito il brand: "La somma intangibile degli attributi di un prodotto: il nome, la confezione, il prezzo, la storia, la reputazione, il modo in cui è pubblicizzato".

R.M.  12.02.05

 

 


 

BARBIE: IL PIÙ GRANDE CASO DI MARKETING DELLA STORIA

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Barbie è stata e forse lo è ancora, il più grande caso di marketing della storia. La Marketing Society britannica ha stilato la classifica dei 50 marchi più importanti degli ultimi 50 anni, eleggendo il marchio più rappresentativo per ogni anno. Tra le segnalazioni più significative vi sono alcuni prodotti ludici, come Barbie nel 1959 o Lego nel 1960.

UN COMPETITOR...MARCHIGIANO

Abbiamo appena detto, con una decisa sottolineatura, che Barbie "forse" è stata il più grande caso di marketing della storia, perlomeno relativamente al giocattolo, in quanto le Wings prodotte dalla Rainbow nate a Loreto nel 2007 hanno conquistato il mercato delle bambole di centotrenta Paesi, Stati Uniti compresi, conquistando il 40% del mercato e battendo sia Barbie che Bratz, le loro figurine sono arrivate a quota 50 milioni, i dvd vantano 10 milioni di pezzi venduti, in 41 nazioni. Nel complesso, il loro merchandising ha raggiunto la cifra di 1,5 miliardi di euro.

I NUMERI DI UN SUCCESSO PLANETARIO

Ma ritorniamo alla nostra immarcescibile Barbie. Ecco i suoi numeri in pillole.

• Oltre mezzo miliardo di Barbie vendute nel mondo dal 1959.
• 3 Barbie vendute ogni secondo in più di 150 paesi.
• 45 nazionalità diverse della bambola.
• Barbie ha svolto 95 professioni e possiede 43 animali da compagnia.
• Il 90% delle bambine americane ha almeno una Barbie
• Il primo negozio Barbie al mondo è stato aperto quest'anno in Argentina
• 50.000 persone si registrano ogni giorno sul sito web Barbie Girls

UN FENOMENO MEDIATICO E CULTURALE

Fiumi d'inchiostro, tesi universitarie, saggi, racconti, video, blog, siti, community, film, fanzine, musiche, jingles sono stati dedicati a questa reginetta del mercato globale. Ed anche un imponente merchandising.

DUE PAROLE SULLA STORIA DI BARBIE

La storia di Barbie inizia nel 1938, quando due giovani sposi, Ruth ed Elliot Handler, vanno a vivere a Los Angeles. Le varie vicende professionali che coinvolgono la coppia portano, nel 1945, alla nascita del nome "Mattel" dove "Matt" sta per Mattson ed "el" per Elliot. Hardol Mattson, amico di Elliot, lavora con lui nel garage di casa, trasformato in un vero e proprio laboratorio. Quando Ruth Handler, co-fondatrice della Mattel, si accorse che la figlia Barbara amava giocare con bambole di carta con aspetto e caratteristiche da adulti, piuttosto che da bambini, ebbe un'idea. Il risultato fu la creazione della prima bambola di plastica al mondo, che la Handler chiamò Barbie come sua figlia (ma non tutti sanno che il nome di fantasia completo della bambola è Barbara Millicent Roberts). Fin dall'inizio Barbie è stata all'avanguardia, sia in termini di moda - con cambiamenti costanti nel look - sia di ideologia - la bambola si è evoluta per riflettere il mutamento del ruolo della donna nella società negli ultimi 50 anni. Il risultato è un giocattolo che trascende le generazioni in tutto il mondo. Barbie esprime i trend del momento, si adegua camaleonticamente alla nostra vita, interpreta i sogni e le aspirazioni delle giovani generazioni. La sua "carriera" è estremamente eclettica: è stata astronauta nel 1965, prima che una donna venisse lanciata nello spazio, ballerina, infermiera, hostess ma anche fashion editor, sergente del corpo dei Marine ben prima del soldato Jane, atleta olimpica, business executive, pilota della USA Force, diplomatica, candidata presidenziale ben prima di Geraldine Ferraro. Barbie, insomma, riflette fedelmente i cambiamenti sociali e di costume degli ultimi quarant'anni e, talvolta, precorre i tempi. Giovani e meno giovani si sono identificati in lei, o hanno aspirato, in certa misura, a certe caratteristiche di questa bambola dai lineamenti delicati che vive in un mondo tinto di rosa. Non sorprende dunque che Barbie sia entrata nell'era digitale con il lancio di Barbie Girls, un sito web progettato per consentire agli utenti di interagire, giocare ed entrare a far parte del mondo virtuale di Barbie.

LA NUOVA FRONTIERA

L'ultima frontiera si chiama Barbie Pass, il progetto promosso da Mattel Italy e Promotions Italia che torna nel 2008 con nuovi contenuti nei territori più ambiti dalle teen agers: la moda e la musica. Il primo maxi evento previsto per il 2008 "Vinci un giorno da modella" darà alle vincitrici, accompagnate da due amiche e da un genitore, la possibilità di vivere un giorno a Milano, durante il quale potranno fare shopping con una card prepagata e saranno accompagnate da un personal stylist che le consiglierà negli acquisti; nel pomeriggio saranno accompagnate in una vera agenzia di modelle dove saranno vestite, pettinate e fotografate. Il secondo maxi evento conferma la partnership con Festivalbar. Insieme a due amiche e ad un genitore, le vincitrici potranno assistere alla finale del Festivalbar 2008. Inoltre, ogni mese ci saranno in palio dei mini eventi dove si avrà la possibilità assistere alle prime ed anteprime dei film della stagione, o partecipando da "special guest" ai concerti e spettacoli. Barbie Pass è supportato da un piano di comunicazione integrato: tv, stampa, internet con il sito dedicato (www.barbiepass.it) e materiale below the line nei punti di vendita. La campagna pubblicitaria è stata ideata da Ogilvy&Mather e realizzata dalla casa di produzione Cinestudio. La pianificazione media è curata da Carat di Milano. Barbie Pass contempla un importante piano di comunicazione integrato con una campagna Tv, campagna stampa, la realizzazione del sito ufficiale e la creazione di materiale below the line per i punti di vendita.

LA FORMULA BARBIE

La Mattel negli anni, a partire dallo sviluppo dell'intuizione iniziale ha messo a punto una serie restrittiva di valori, segni e caratteristiche che informano la psicologia di Barbie. Essi riassumibili con gli aggettivi:

SPENSIERATA

DIVERTENTE

IMPEGNATA

EDUCATA

EDUCATIVA

TRENDY

BARBIE E' SEMPRE AVANTI

Barbie, posizionata in una fascia di marketing di ragazzine dagli 8 ai 12 anni, vive sempre un po' più avanti del suo presente perché è concentrata sulla sua evoluzione di adolescente e non pensa (ancora) al senso materno. E qui a nostro parere, cade l'accusa rivolta alla Mattel, di aver dato vita ad un modello di riferimento più vicina ad una ninfetta che ad una ragazzina. La stessa tesi portava a proprio conforto l'osservazione che Barbie nasce nel 1959, quattro anni dopo la pubblicazione dello scandaloso romanzo di Nabokov, Lolita, accusato, all'epoca, i ambiguità pedofile.

I valori Mattel di Barbie sono invariabili nel tempo. Ciò che è invece variabile è l'adattamento evolutivo e "progressivo" del personaggio al divenire dei costumi e della società. Per questo Barbie, a suo tempo accusata di offrire un modello anoressico, ha aumentato la misura dei fianchi. Per questo Barbie, nata nel pieno del sogno americano, è attentissima ai consumi e ai cambiamenti della moda. Barbie è il prototipo della perfetta consumatrice (consumo, quindi sono) in continuo ascolto dei mutamenti e degli scenari sociali, tecnologici e culturali.

R.M. 14.07.08

 

 


 

LA COMUNICAZIONE NEL PDL: GRAMMATICA ED ETICA DELLA COMUNICAZIONE

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CONVEGNO FORMAZIONE E COMUNICAZIONE, "STRUMENTI INDISPENSABILI PER LA PARTECIPAZIONE E LO SVILUPPO DELLA SOCIETA' CIVILE ALLA VITA SOCIALE E POLITICA" SABATO 29 NOVEMBRE 2008 FALCONARA (An)

LA COMUNICAZIONE POLITICA: DEFINIZIONE E MODELLO DEL SISTEMA

Secondo la definizione del sociologo Gianpietro Mazzoleni, la Comunicazione Politica è ''lo scambio ed il confronto dei contenuti di interesse pubblico politico prodotti dal sistema politico stesso, dal sistema dei mass-media e dal cittadino, non solamente nella sua veste di elettore".

Tale definizione fa risaltare l'articolazione e la complessità delle relazioni sul terreno, nonché il numero e la rilevanza degli attori in gioco, vale a dire il sistema politico stesso, inteso sia in senso individuale che istituzionale, il mondo dei mass media nelle sue variegate sfaccettature: giornali, televisione, radio, web e last but not least il punto focale della comunicazione politica cioè il cittadino/elettore.

Il modello appena tratteggiato esiste e può esistere unicamente nei paesi democratici. D'altronde, con tutti i suoi difetti, il sistema politico democratico è il migliore dei mondi possibili secondo la nota frase di Karl Popper che affermava: "il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza".

UNO SGUARDO DIETRO LE QUINTE PER MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE NEL PDL

Ma torniamo al tema del nostro incontro. Quello che oggi ci interessa, per linee generali e senza la pretesa di esaurire un così importante argomento, è accedere per così dire al backstage della comunicazione politica per svelare retroscena semantici, significati non visibili in superficie, forze psicologiche in campo, al fine di cogliere quanto sia in realtà complesso, sotto traccia, il fenomeno della comunicazione ed in particolare della comunicazione politica. Tutto ciò al fine di migliorare la capacità e l'efficacia della comunicazione nel PDL.

Gettare un piccolo fascio di luce in una stanza buia, per molti versi misteriosa anche per taluni addetti ai lavori, può in parte appagare la nostra curiosità intellettuale, e farci intravedere che al di là dello spontaneismo e dell'istintività con cui viene spesso affrontato questo tema, può esistere una via formativa sistematica, un preciso iter di rimodulazione, di educazione personale alla comunicazione ed all'emozione in grado di migliorare noi stessi e di conseguenza riverberarsi in positivo nella società circostante e nel mondo globalizzato. Credo che questa ultima prospettiva sia la prima mission di ogni onesta ed efficace politica.

IL PENSIERO LIBERAL DEMOCRATICO: L'ANELITO VERSO LA LIBERTA' E LA CURIOSITA' INTELLETTUALE SONO L' ANIMA DELLA RICERCA

D'altra parte questa aspirazione al cammino di perfezionamento, all'approssimazione verso l'uomo libero, è o almeno dovrebbe essere in sintonia con l'articolato filone di pensiero di cui è portatore il Popolo delle Libertà: partito moderato nella prassi e nella sensibilità, ma concedetemi il paradosso, antagonista estremista, in quanto antitesi del pensiero dogmatico di cui è erede, in termini di condizionamento, gran parte della sinistra italiana. Sto parlando, naturalmente in positivo, del pensiero liberal democratico che per sua definizione e istanza è attraversato ed animato da un sano senso del dubbio, da una profonda curiosità intellettuale, da un forte anelito verso la libertà di coscienza e di ricerca.

SAPPIAMO DAVVERO COS'E' LA COMUNICAZIONE? COSA NON FARE PER DIVENTARE UN LEADER CARISMATICO

La domanda critica è "siamo certi che la comunicazione così come noi la definiamo o solo la immaginiamo sia in realtà ciò che avviene realmente nei processi di comunicazione"?

Recentemente, curiosando in internet sono incappato in un sito che pubblicizzava un corso mirato alla conquista del successo politico, dove fra l'altro si affermava: "la Politica non è altro che una forma di Seduzione...i risultati di consenso in Politica, non dipendono da ciò che pensano le masse, ma piuttosto dalla nostra abilità a modulare le loro opinioni. Far accettare un'idea o un'opinione diventa estremamente semplice nel momento in cui sappiamo come instradarla nella mente di chi ci sta di fronte, sia essa una singola persona o una folla di ascoltatori...".

Ma non basta, ecco alcuni titoli degli argomenti proposti dal corso: Pnl e Ipnosi applicate alla Politica - Tecniche per moltiplicare a dismisura popolarità e consenso - I segreti della Leadership e del Carisma - Negoziazione e Persuasione in Politica - Come entrare nella mente di chiunque ...ed altre amenità del genere.

COMPORTAMENTISMO O PENSIERO MAGICO ? LA PERSONA E L'EMOZIONE AL CENTRO DELLA COMUNICAZIONE

Io non credo sinceramente che una simile accozzaglia sottoculturale, di stampo "comportamentista" (e di derivazione anglosassone), possa aiutarci a comunicare meglio in politica. Non è certamente suggestionandoci o ricalcando dei modelli esterni magari ripetendo all'infinito una particolare intonazione o un gesto davanti allo specchio che potremmo mai imparare ad essere leader carismatici ed avere maggiore successo.

E' piuttosto cogliendo dall'interno la nostra identità, i nostri limiti il nostro stile, imparando dai nostri errori per auto-corregerci ma soprattutto sviluppando un proprio pensiero, non frutto di un "copia-incolla" e contemporaneamente comprendendo ed integrando le nostre emozioni che riusciremo ad essere veri leader e ad esaltare la nostra visibilità e migliorare il nostro appeal.

Chi si ispira in tutto o in parte a questo schema fa a mio avviso lo stesso errore che fanno certe imprese quando di fronte alla crisi ed al bisogno di rinnovamento parlano di innovazione unicamente in termini di tecniche e di tecnologie, non comprendendo che le vera innovazione nasce dal pensiero e dalle nuove idee. Casomai sono le nuove idee che a cascata, ma in stretta subordinazione gerarchica, si avvalgono di strumenti tecnici e tecnologici utili alla progettazione, alla costruzione ed alla relazione di mercato quindi alla vendita del prodotto. Per la politica e la vita di un partito è la stessa cosa.

I MERCATI SONO CONVERSAZIONI (ANCHE IN POLITICA). IL SENSO DELLA COMUNICAZIONE

"I mercati sono conversazioni": questa espressione è la prima delle 95 tesi del Cluetrain Manifesto che in un certo senso ha vivacizzato il mercato ed il marketing di fine millennio. Perché il mercato qualsiasi mercato, anche quello politico, è fatto di esseri umani che si informano e si scambiano opinioni che parlano tra di loro che commentano negativamente o positivamente ciò che la politica gli propone o gli propina. La Comunicazione politica non è persuasione, informazione a senso unico ma è soprattutto ascolto, elaborazione attiva dei segnali di ritorno, della voce dei cittadini.

Comunicazione - e qui uso le parole del Dottor Grimaldi, Direttore del Centro di Psicoterapia Dinamica di Ancona, etimologicamente, deriva dal latino "communis" che possedeva il doppio significato di: 1) mettere in comune qualcosa nel senso di condividere e/o partecipare; 2) mettersi sotto un'unica autorità per la protezione e la guida. Nelle società moderne comunicare significa "trasmettere informazioni"; nella prospettiva psicologica ha assunto il significato di esprimere all'altro, in termini di risposta, "qualcosa" che riguarda la propria Persona. Ma la persona, spesso, nella comunicazione politica è trascurata, per non parlare del mondo delle emozioni. Vale sempre e solo il comportamento e si tralascia completamente la dimensione interiore dell'uomo.

NON SI PUO' NON COMUNICARE: LA STRAORDINARIA LEZIONE DI PAUL WATZLAWICH

Paul Watzlawick punta di diamante della scuola di Palo Alto, negli anni 60' nel famoso testo Pragmatica della Comunicazione Umana afferma: "il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole, non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento o, per dirla semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione d'interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che quantunque ci si sforzi non si può non comunicare".

Ne consegue un importante assioma: è impossibile non comunicare, non si può non comunicare. L'impossibilità di non comunicare: non esiste il non-comportamento, quindi non esiste la non-comunicazione. Tutto è comunicazione, anche il silenzio, perché anche con il silenzio si comunica qualcosa. Citando un classico esempio, il passeggero di un treno che guarda fisso avanti a sé, col suo silenzio la sua fissità, la sua non-comunicazione sta in realtà comunicando che non vuole parlare.

Watzlawick completa il quadro superando il vecchio modello della comunicazione lineare "emittente - ricevente" introducendo un altro importante concetto: "ogni comunicazione presenta un aspetto di contenuto e uno di relazione di modo che il secondo classifica il primo". E' quindi l'aspetto di relazione che chiarisce il significato del contenuto.
Senza volerci addentrare nella tipologia dei linguaggi della comunicazione che possono essere digitali (verbali) o analogici (quindi simbolici, non verbali) quello che interessa, per rivoluzionare positivamente il nostro modo di guardare la comunicazione è capire
che nel processo comunicazionale non trasmettiamo significati ma segnali.

SIGNIFICATO E SIGNIFICANTE: UNA DIFFERENZA UTILE ED ILLUMINANTE

Illuminante a questo proposito la lezione di Ferdinand de Saussure il linguista svizzero che nei primi del 900 stabilì l'importante differenza tra significante e significato. Intendendo per significante l'immagine acustica o grafica che ha la proprietà di richiamare un certo significato.

Cane, dog, chien, sono 3 significanti dello stesso significato che si riferisce al più grande amico dell'uomo. Ma è diverso il vissuto, il senso che del cane hanno le diverse persone. Per un bambino, per me che ho un cane e che amo tantissimo i cani, per uno che ha fobia di questi animali etc., etc.

Insomma è l'altro attraverso la sua visione del mondo, le sue emozioni, i suoi pregiudizi, a tradurre i segni e segnali in significati, in contenuti. Insomma noi non siamo ciò che pensiamo di essere o di dire, ma siamo ciò che l'altro percepisce di noi. Questo dovrebbe ribaltare il nostro modo di intendere la comunicazione per esaltare il senso della relazione, del feed back, dell'ascolto, della verifica. Chi scopre questo segreto, acquisisce maggiore flessibilità e dispone di maggior potere relazionale.

Questo è il tipo di comunicazione che ci interessa. Questo è a mio avviso il tipo di comunicazione che dovrebbe interessare un partito che nasce e si vuole sviluppare. consolidarsi, contare, durare, incidere nel lungo e lunghissimo periodo.

OLTRE IL MODELLO TELEVISIVO: COME LA COMUNICAZIONE INTERATTIVA PUO DIVENTARE CORRETTA INFORMAZIONE

In questa veloce trattazione non ho volutamente parlato di comunicazioni di massa che addirittura molti studiosi non ritengono "fatti comunicativi", in quanto le comunicazioni di massa tradizionali televisione, in primis, radio etc. sono monodirezionali; implicano cioè emissione da un centro ad una massa. I recettori di questo tipo di comunicazione non hanno la possibilità di rispondere. E non considero significativo, in termini di effettiva interazione e circolarità sistemica, meccanismi para interattivi tipo televoto. Non è ancora quella la tv interattiva.

Non che non sia importante il mezzo televisivo. Anzi, si può dire che il marketing politico nasce in Italia grazie allo sdoganamento degli spazi di pubblicità elettorale sulle nuove reti commerciali Fininvest. Forza Italia, con una storia unica fa leva sulle tv commerciali e su Publitalia per costruire una storia unica a livello mondiale.

Ora che Forza Italia si scioglie per evolvere in un nuovo soggetto dove confluiscono nobili e grandi tradizioni politiche, una su tutte quella di An, anch'essa capace di rinnovarsi e di integrarsi in un nuovo soggetto - fusi ma non confusi come direbbe il grande mistico cristiano Meister Eckhart - è importante passare o tornare alla politica vera e propria per fissare, consolidare, dare radicamento nella società civile ad uno straordinario consenso elettorale diventato per fortuna del nostro Paese forza di Governo.

Oggi la comunicazione politica non chiede retorica, sofismi o aride tecniche di persuasione perché cresce sempre più la domanda di comunicazione interattiva, "one to one" fra la gente e con la gente. Sia essa scaturita dall'incontro fisico, personale, che mediata dalla tecnologia del web, il mezzo di comunicazione che più si avvicina alla comunicazione viva tra le persone.

La stesso importantissimo tema dell'informazione scientemente distorta dall'opposizione che vanifica o ribalta progetti, idee, magari prima ancora che essi diventino decisioni, richiede una controinformazione sottile ramificata nelle nicchie dei linguaggi e delle sensibilità, una sintonia fine che può essere si televisiva, ma che si consolida, e rafforza il patto e la fiducia dell'elettore, soprattutto nel contatto diretto, vivo, tra politico e cittadino.

LA RETE, DALLA PUBBLICITA' CLASSICA AD UNA NUOVA DIMENSIONE INTERATTIVA. LA STORICA CANTONATA DI MARK PENN SU OBAMA

In una diversa prospettiva, in un quadro di innovazione anche qui da noi, nella nostra regione le campagne di comunicazione politica non dovrebbero più cominciare 20 o 30 giorni prima delle elezioni e non soltanto perché il media mix si fa più complesso e sofisticato. La pubblicità classica è solo uno degli elementi costitutivi del sistema-comunicazione. Stampa, televisione, radio, cinema, affissioni e manifesti, incontri pubblici: manifestazioni, dibattiti, comizi, direct marketing, PR, sono ormai prerequisiti della comunicazione politica.

Cresce dicevo la domanda di web, nella sua dimensione più interattiva. Oggi vince chi ha un forte orientamento verso la persona. Chi sa ascoltare. I grandi leader come Berlusconi hanno convinto e vinto perché hanno saputo ascoltare e poi hanno saputo e sanno proporre idee in modo creativo e flessibile.

Il mondo cambia rapidamente e chiede relazione ed interattività. Obama ha vinto con un nuovo modello comunicativo fondato sul web e sui social network e qui sarebbe arduo sviluppare a dovere questo tema nel rush finale. Nel gennaio 2008, il Pew Research Center ha pubblicato un interessante Report sul ruolo di Internet nella campagna 2008. La ricerca mette a fuoco il ruolo della Rete nell'informazione e partecipazione dei cittadini statunitensi alla campagna elettorale per le primarie, confrontando i dati con quelli di un analogo studio svolto in occasione della consultazione del 2004. In quest'ultimo, il 75% degli intervistati indicava la televisione come principale fonte di informazione elettorale. Quattro anni dopo tale percentuale è scesa al 60% degli intervistati, un dato rilevante, specie se confrontato con il peso di Internet, che passa dal 21% al 46%. Il cambiamento è particolarmente visibile tra i giovani, categoria che comprende gli intervistati tra i 18 e i 29 anni. In questa fascia d'età il 42% degli interpellati afferma di informarsi regolarmente sul web. Nel 2004 tale percentuale era pari al 20%.

Mark Penn, ex direttore della comunicazione di Hillary Clinton, prendeva in giro Barack Obama per la sua attenzione nei confronti di Facebook. Per Penn, "una buona campagna elettorale si costruisce con sorrisi e strette di mano, non si basa su computer e server". La realtà, così come è andata, ha letteralmente spazzato via la credibilità di questa affermazione. Il senatore Obama di mani ne ha strette tante ma ha contemporaneamente lavorato e tuttora lavora politicamente sugli spazi virtuali dove i suoi sostenitori possono incontrarsi, scambiare opinioni, creare comunità, versare micro-donazioni. L'Italia non è l'America. Ma ancora per quanto ?
Certo ogni Paese ha uno sua storia ed una sua specifica evoluzione. Ma certi trend sono abbastanza prevedibili. Anche se siamo solo agli inizi. Estote parati. Siate pronti.

COMUNICAZIONE COME FORMAZIONE DEL PENSIERO LIBERAL-DEMOCRATICO

Mi auguro che questo bell'incontro si trasformi in qualcosa di concreto, di vitale e di propositivo. Se in Italia c'è bisogno di inserire il turbo alla cultura alla comunicazione, nelle Marche si vedono scopertamente ben più profonde necessità. Il pensiero liberal democratico di cui è, almeno nelle intenzioni, portatore il Popolo delle Libertà ha bisogno, per essere apprezzato e capito fino in fondo, che noi dissodiamo e fecondiamo il terreno regionale a livello culturale.

Lo storico retaggio antropologico della nostra regione, passata in fretta dalla fase contadina a quella imprenditoriale senza sviluppare a sufficienza la cultura borghese, la diffusa mentalità cattocomunista, richiedono un'opera di comunicazione che sappia diventare vera formazione. Formazione della persona, per educare al gusto ed alla bellezza della libertà, formazione del cittadino per costruire una coscienza civile attiva, generosa e costruttiva.

Vorrei concludere con una frase di Lewis Cass, a mo' di suggello di tutto il mio excursus che spero, comunque, pur nell' inevitabile concisione, abbia attivato qualche positivo stimolo di riflessione: "Le persone possono dubitare di ciò che dici ma crederanno a ciò che fai".

R.M 29.11.08


 

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