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Il supermercato è uno spaccato caleidoscopico della vita stessa…

Non c’è soluzione di continuità tra la vita e il supermercato. Anzi, il supermercato è uno spaccato caleidoscopico della vita stessa. L’aveva capito negli anni ’70 il grande Brian Eno, e non solo lui, che negli anni ’70 teorizzo e mise in pratica l’idea di una musica ambient, una sorta di pittura o “tappezzeria musicale” che fungesse da colonna minimalista degli ambienti di passaggio e di aggregazione. Negli stessi anni Battisti in Italia incide Supermarket, un brano serrato di sola chitarra, eseguito da Lucio con l’accompagnamento percussivo delle sue scarpe che battono a ritmo contro un pezzo di legno. Le parole descrivono una situazione di “non amore” con una commessa del supermercato: “Supermarket giovedì tu lavori lì/direttore tu lo sai dimmi dove è lei/non c’è non c’è/ammalata forse è/comunque qui non c’è/Comprerò le banane, le banane comprerò/ma però/dove è andata stamattina non lo so/Scatolette colorate/carni rosa congelate/c’è di tutto intorno a me/ma lei non c’è, no”.

In un grande magazzino una volta al mese/Spingere un carrello pieno sotto braccio a te

Tutt’altra situazione quella che canta qualche anno dopo, nel 1978, con la stupenda “Perché no”. Una canzone che celebra la bellezza delle piccole cose. Ambientata lungo molti versi, appunto in un Supermercato. “In un grande magazzino una volta al mese/Spingere un carrello pieno sotto braccio a te/e parlar di surgelati rincarati/far la coda mentre sento che ti appoggi a me…” Un amore semplice, autentico che si esprime nella quotidianità dei gesti e delle parole.

Bruce Springsteen nel 2009 con “Queen Of The Supermarket” nel raccontare un amore nato con una cassiera di un supermercato ci mette più vigore ma non meno poesia. “I’m in love with the Queen of the Supermarket/As the evening sky turns blue/A dream awaits in aisle number two” (Sono innamorato della Regina del Supermercato. Mentre il cielo serale diventa blu. Un sogno aspetta nel corridoio numero due)…”I’m in love with the Queen of the Supermarket/Though her company cap covers her hair/Nothing can hide the beauty waiting there/The beauty waiting there” (Sono innamorato della Regina del Supermercato. Anche se il suo cappello aziendale* le copre i capelli, Niente può nascondere la bellezza che è là in attesa)

Nemmeno la poesia e la letteratura sono sfuggiti alla forza ambivalente ed evocativa dello scaffale. Ecco uno straordinario esempio del poeta poeta cileno Óscar Hahn:

Società dei consumi

Camminiamo mano nella mano nel supermercato
tra le file di cereali e detersivi
Procediamo di scaffale in scaffale
fino a raggiungere i barattoli di conserva
Esaminiamo il nuovo prodotto
pubblicizzato dalla televisione
E all’improvviso ci guardiamo negli occhi
e sprofondiamo l’uno nell’altra
e ci consumiamo

Il supermarket era grande e intricato come un labirinto: ci si poteva girare ore ed ore…

Come non citare infine Calvino e il suo “Marcovaldo al supermarket”. Un racconto fiabesco, ironico, surreale dove il protagonista si aggira nel labirinto di un suopermarket e non potendosi permettere di acquistare nulla, si accontenta solo di riempire il proprio carrello per poi restituire la merce prima della chiusura, svuotandola tra le fauci di una gru.

“Il supermarket era grande e intricato come un labirinto: ci si poteva girare ore ed ore. Con tante provviste a disposizione, Marcovaldo e familiari avrebbero potuto passarci l’intero inverno senza uscire. Ma gli altoparlanti già avevano interrotto la loro musichetta, e dicevano: – Attenzione! Tra un quarto d’ora il supermarket chiude! Siete pregati d’affrettarvi alla cassa! Era tempo di disfarsi del carico: ora o mai più. Al richiamo dell’altoparlante la folla dei clienti era presa da una furia frenetica, come se si trattasse degli ultimi minuti dell’ultimo supermarket in tutto il mondo, una furia non si capiva se di prendere tutto quel che c’era o di lasciarlo lì, insomma uno spingi spingi attorno ai banchi, e Marcovaldo con Domitilla e i figli ne approfittavano per rimettere la mercanzia sui banchi o per farla scivolare nei carrelli d’altre persone. Le restituzioni avvenivano un po’ a casaccio: la carta moschicida sul banco del prosciutto, un cavolo cappuccio tra le torte. Una signora, non s’accorsero che invece del carrello spingeva una carrozzella con un neonato: ci rincalzarono un fiasco di barbera”.